espandi testo PASTA ALLA NORMA  di GAETANO BASILE

GAETANO BASILE "UN AMICO, UN SOCIO,UN MAÎTRE...UN GIORNALISTA"

feb 24

PASTA ALLA NORMA di GAETANO BASILE

 

 

imgPASTA CCU A NORMA 

Piatto dell’anno 2010 è stato votato da viaggiatori e agenti di viaggio alla recente Bit di Milano. Ha preceduto la bistecca alla fiorentina: e non è da poco. Rappresenta il meglio del mangiare italiano.Tradizione vuole, e la raccontiamo volentieri ai nostri ospiti, che sia stato piatto creato dalla moglie di un oste catanese in onore di Vincenzo Bellini. Umiliato dal fiasco della Norma alla Scala di Milano nel gennaio del 1831, s’era rifugiato nella sua Catania deciso a non scrivere più una nota. A farlo desistere fu quel piatto fatto di prezioso sugo di pomodoro, carissimo all’epoca, che come una sciara di lava scendeva dalla sommità del piatto tra tocchetti di melanzane fritte a fare da rocce laviche. Qualche fogliolina di basilico qua e là dava l’idea della scarsa vegetazione vulcanica, buona solo per le pecore di Polifemo. Sulla cima, una spolverata di ricotta salata a rappresentare le nevi del vulcano. Insomma un Etna tutto da mangiare. Quel piatto lo indusse a ritornare sulla sua decisione: tornò a casa e aggiunse “Casta diva” a quella sua opera sfortunata. Sarà il grande successo. Perfetto.Se raccontata bene riusciremo a fare sognare i nostri ospiti anche davanti a un piatto di pasta.

Ben diversa la realtà storica. Bisogna avere dimestichezza con la parlata catanese per venirne a capo: in quella città il massimo della bellezza, della qualità, della considerazione è legato al nome di Bellini che le portò al massimo grado. La sua opera più importante è considerata da tutti i melomani la Norma: ebbene, a Catania il massimo del massimo è la Norma!

In una caldissima mattinata di luglio dei primi del Novecento, in un angolo di un terrazzo della Civita, popolare quartiere di Catania, all’ombra di un pergolato che affondava le radici nella stradina al piano di sotto, due grandi catanesi stavano attorno a un tavolo a parlare di lavoro. Erano Nino Martoglio, poeta e autore teatrale di successo, e Angelo Musco attore teatrale, grande interprete delle opere del primo. Stavano lavorando alla sceneggiatura di una nuova commedia e si era già a mezzogiorno. Fu a quel momento che donna Marietta Martoglio li interruppe dicendo che aveva preparato una salsa di pomodoro e fritte alcune melanzane “..ci calu du fila di pasta e si ferma a manciari ccu nuàtri…”

“Donna Marietta, comu si po’ diri di no a un invito dato ccu paroli accussì duci?” E così, una decina di minuti dopo arrivarono su metà del tavolo, allestito con una tovaglia bianca, pane, vino, acqua fresca, due piatti di spaghetti fumanti, ricoperti di tocchetti di melanzane, una nevicata di ricotta salata grattugiata e foglie di basilico, raccolto direttamente dal vaso che stava sul bordo del terrazzo. Il grande attore aspirò con voluttà i profumi che si alzavano da quel piatto, avvolse ai rebbi della forchetta due fili di pasta, arpionò un pezzetto di melanzana e spalancò la bocca…Non aveva ancora finito di mandarlo giù che, a bocca ancora piena, esclamò “Donna Marietta, ma chisti non è ca su’ du fila di pasta, chista è na Norma…”

Quella battuta passò di bocca in bocca per tutta Catania e fu il battesimo del piatto. 

Ha scritto Andrea Vecchio, buongustaio e imprenditore catanese assurto a simbolo della lotta al racket mafioso, “la norma applicata come regola di vita, come norma di comportamento, come rispetto degli altri, dalle nostre parti è quasi inusuale…. è un paradosso che proprio a Catania si celebri la Norma come eccellenza e poi si calpesti la norma perché scomoda o contraria ai propri interessi particolari.”

Buon appetito.

 

                                                                           Gaetano Basile

24/02/2010